Gastronomia

"l'arte del cibo è un'avventura della mente" Alessandro Borghese

Quando si viaggia, la cucina tradizionale del luogo che si visita, consente di comprendere meglio storie ed identità di un popolo. Una produzione generosa di pani, focacce e pasta fatta “in casa”, è cosa che caratterizza l’arte culinaria salentina. La tipica “frisella” da gustare bagnata, condita con olio, sale e pomodoro, la celebre “puccia” farcita con olive nere e talvolta con cipolla, pomodoro e peperoncino, la morbida “pitilla”. Largo spazio anche alle tipiche paste fatte in casa: “minchiareddhi”, orecchiette e “sagne ‘ncannulate”.

Anche le verdure hanno un ruolo importante, sopratutto quelle spontanee, che crescono in campi incolti, cotte poi nelle pignate di coccio; tra queste risalto meritano i lampascioni e le cicorielle selvatiche. Sulle tavole salentine non mancano mai i sott’olii di peperone, melanzane, lampascioni, zucchiine e olive. Il vero Re della tavola è l’olio che insieme agli ulivi secolari caratterizza tutto il paesaggio. Risalto meritano inoltre i vini, quale l’emigrante Negro-Amaro e l’eutoctono primitivo le cui origini sono avvolte nel mistero. Scontato e banale è inoltre far riferimento al nostro pesce… per il quale non si possono trovare parole ma bisogna solo gustarlo.

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